Stadio Artemio Franchi: il battesimo di Pierluigi Nervi

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Lo stadio comunale, oggi conosciuto con il nome di “Artemio Franchi”, fu il battesimo di Pierluigi Nervi nei confronti delle grandi opere e lo portò a ricevere numerosi consensi nazionali ed internazionali.

La struttura

Lo stadio aveva una capienza di circa 35 mila persone, e fu realizzato in due fasi: 1930-1931 per quanto concerne le tribune, e 1932-33 per le curve; assunse l’aspetto e la capienza attuali (50 mila persone ca.) a seguito di interventi eseguiti negli anni ‘50 e negli anni ’80, in previsione dei campionati mondiali di calcio del 1990, disputati in Italia.

Lo stadio è asimmetrico rispetto all’asse longitudinale al campo, e disegna a terra una forma simile ad una “D”; ciò a causa del vincolo progettuale relativo alla pista di atletica sul lato ovest, necessariamente lunga 220 m. I giornalisti e politici dell’epoca, invece, ricondussero la forma dell’impianto ad un omaggio al Duce.

L’organismo è costituito da una serie di sistemi strutturali in cemento armato che si ripetono su tutto il perimetro del campo da gioco; questi sistemi sono connessi tra loro da strutture secondarie. Alla costruzione si aggiungono le appendici costituite dalle scale elicoidali e dalla Torre Maratona.

La pensilina

In occasione dell’inaugurazione dello stadio, il pubblico rimase stupito di fronte alla sottile pensilina a sbalzo, priva di sostegni intermedi per non ostruire la visuale degli spettatori. Questa, lunga 110 metri e larga 22,5, è costituita da 24 mensoloni portanti; i puntoni, integrati nel profilo della struttura, dimezzano lo sbalzo mentre il peso delle gradinate funge da contrappeso.

Dettaglio costruttivo della pensilina

La scala elicoidale

Le tre scale elicoidali esterne di collegamento alle gradinate si sviluppano come una rampa a sbalzo da una trave laterale; la trave portante la rampa è irrigidita in mezzeria da un’altra trave simmetrica che, oltre a rendere bilanciata l’opera, riduce l’azione torcente che la rampa genera sulla trave elicoidale.

La scala elicoidale

Lo stesso Pierluigi Nervi, presentando l’opera, non poté giustificare con il calcolo matematico il funzionamento delle scale ma solo la fiducia nei suoi confronti ed una prova di carico appositamente creata permisero la realizzazione dell’opera.

Una foto dell’epoca di realizzazione della scala

Le diffidenze dell’epoca

All’epoca il calcestruzzo era un territorio del tutto inesplorato e l’avanguardia delle soluzioni tecniche adottate attirò la diffidenza dei tecnici da tutto il mondo. A tal proposito si riporta un passo di Giovanni Klaus Koenig del 1968.

[…] un fortunato episodio portò alla ribalta un giovane ingegnere e impresario di Sondrio: Pier Luigi Nervi. […] quando ci si trovò di fronte alla necessità di realizzare queste grandi strutture, necessariamente in cemento armato, l’architettura accademica se ne disinteressò, lasciando campo libero agli specialisti, gli ingegneri, non avendo niente da dire in questo campo. E così il progetto per il nuovo stadio Comunale fiorentino passò sotto silenzio, senza polemiche, e ci si preoccupò solo che l’ingegner Alessandro Giuntoli disegnasse una bella facciata per sottolineare l’ingresso principale. Per il resto, che facesse del suo meglio il tecnico del cemento armato, che era, come si è detto, Pierluigi Nervi. Ma quando caddero le impalcature e lo stadio apparve con tutta una strepitosa serie di invenzioni, dalla esilissima torre di Maratona alla ardita pensilina a sbalzo completo, dalle scale elicoidali sospese per la rapida salita ai posti “popolari” alle potenti sottostrutture delle gradinate, l’ammirazione fu unanime. […]. Ben pochi però sapevano quanto il giovane ingegnere avesse dovuto tribolare per portare in fondo il suo stadio. Uno dei più grandi specialisti del cemento armato, tedesco di nascita ma italiano di adozione, chiamato dal Comune di Firenze come collaudatore in corso d’opera, aveva dichiarato il suo scetticismo di fronte alla possibilità di resistenza della pensilina. La voce, passando di bocca in bocca, divenne certezza che la pensilina sarebbe crollata, cosicché il povero Nervi, il giorno del disarmo delle armature, si trovò dinanzi il cantiere deserto. E con l’aiuto dei soli assistenti ai lavori, che credevano in lui, dovette accingersi a togliere personalmente a colpi di mazza i cunei che erano stati disposti, come si usa fare nei ponti, fra le casseforme e le armature di sostegno.”

Modulo tribuna d’onore

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